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Un jeans e una maglietta
La divisa del giovane della seconda metà del Novecento, jeans, t-shirt e giubbotto di pelle, trae origine dagli indumenti da lavoro e da combattimento, che dovevano essere prima di tutto pratici e resistenti. Il giubbotto più utilizzato, il chiodo, viene prodotto per la prima volta nel 1915 dal marchio americano Schott ed è dapprima utilizzato dai motociclisti. Resistente e robusto, è praticamente indistruttibile in caso di caduta: il doppio petto protegge l’addome, il bavero è fissato da bottoni, la cintura assicura una tenuta ottimale. La canottiera, che nasce come indumento intimo maschile nella seconda metà dell’Ottocento, viene poi adottata dalla Marina militare statunitense e si afferma quindi nel’uso quotidiano con la diffusione delle pratiche sportive. E’ uno strumento che si presta ad essere personalizzato con scritte: incominciano le Università, le associazioni sportive e quindi le imprese, per farsi pubblicità. La Marina degli Stati Uniti, nel 1942, stabilisce le caratteristiche di un modello da produrre in milioni di esemplari, chiamandolo T-type shirt per la sua forma. Il fustagno di Genova è una stoffa di cotone resistente e di colore scuro, prodotta negli Stati Uniti sin dalla fine del Settecento. Nel 1853 l’emigrato tedesco Levi Strauss apre a San Francisco una bottega in cui realizza pantaloni con questo tessuto: il processo di produzione viene brevettato nel 1873 dal socio Jakob Davis Youphes. Il processo industriale consente di mantenere i prezzi piuttosto bassi e i jeans si attestano immediatamente come l’indumento da lavoro preferito da minatori, cercatori d’oro e cowboy. Tra i due conflitti mondiali, il jeans viene nobilitato da mero indumento da lavoro ad abbigliamento per il tempo libero. Chiave di successo del jeans risiede nella sua natura: più lo si usa, più acquista valore. Riveste il corpo come una moderna corazza, ma la qualità del suo tessuto fa in modo che conservi per sempre la forma del corpo di chi lo ha indossato. La rigidità della stoffa, fatta per resistere nel tempo, si riduce gradualmente in modo unico e personalissimo e il colore sbiadisce in corrispondenza di determinate zone del corpo, diverse per ciascuno. Per questo si può dire che il jeans partecipi alla vita del corpo che riveste.
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